LA STORIA SIAMO NOI!

La storia si è fatta lunga,la polvere del tempo cade, ma basta una scrollatina che tutto torna crudo e violento come se fosse successo ieri.

(Franco Fortini)

La notizia: Giovedì 19 Settembre 2019 il Parlamento Europeo ha approvato con 535 voti a favore, 66 contrari e 52 astenuti la risoluzione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo chiedendo la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa, ed equiparando il comunismo al nazifascismo. Continua a leggere...

contro imperialismo e militarismo NO ALLA GUERRA

Giorgio Cremaschi

CHI NON SI OPPONE È COMPLICE!

Il Centro Sociale 28 Maggio, che ha sostenuto fin dalla sua nascita Potere al Popolo, è a Rovato, cittadina della Franciacorta bresciana ad alta densità leghista. Qui il 28Maggio da anni opera controcorrente, nel territorio e su tutti i grandi temi nazionali, in particolare quelli dell’antifascismo e dell’antirazzismo, della pace e della guerra.
Ora il CS pubblica un utilissimo libretto contro la guerra, curato in particolare da Beppe Corioni.
L’opuscolo “NO ALLA GUERRA” in poco più di cinquanta pagine raccoglie una piccola miniera di dati e notizie, tutti conosciuti ma dispersi in quella che il libro stesso definisce indifferenza e passività generalizzate, di fronte ad una situazione di una pericolosità estrema. C’è una grande, giusta, mobilitazione per i guasti del cambio climatico. Però perché non c’è lo stesso impegno di fronte al ritorno della minaccia dell’annientamento nucleare?
Questo si chiede il Centro Sociale e chiarisce che con 15000 ordigni nucleari, con 1700 miliardi di dollari di spese militari ogni anno nel mondo, di cui 650 solo degli Stati Uniti. Con la disdetta da parte di Trump degli accordi sugli euromissili, con l’installazione di nuovi micidiali ordigni nucleari in Europa ed in Italia. Con le centinaia di guerre in tutto il mondo. Con il dilagare del riarmo, della guerra, dei massacri, l’olocausto nucleare torna ad avvicinarsi. Siamo a 2 minuti dalla mezzanotte, secondo gli scienziati che da decenni misurano il rischio della fine dell’umanità.
E la NATO e la UE sono strumenti e attori di questo aggravarsi del rischio guerra totale. E tutti i governi italiani, nessuno escluso compreso l’ultimo, nulla hanno fatto per sottrarre l’Italia al rischio guerra nucleare. Anzi il nostro paese viola sfacciatamente i trattati internazionali, installando nuove bombe all’idrogeno a Ghedi ed Aviano, e assieme a NATO e UE si oppone alla messa al bando delle armi nucleari votata dall’assemblea dell’ONU.
Vengono dolore e rabbia leggendo tutti i dati sui milioni di morti delle guerre USA e NATO di questi decenni, soprattutto perché tutte queste guerre continuano e si estendono. E proprio oggi che ce ne sarebbe il massimo bisogno, si sente il vuoto di quella mobilitazione pacifista, che neppure venti anni fa il New York Times definì come la seconda superpotenza mondiale.
Il libretto NO ALLA GUERRA è un ottimo strumento per far conoscere la gravità della situazione, per rompere con le tante complicità che la nascondono, per riprendere quella mobilitazione contro la guerra oggi più necessaria che mai.
Chi non si oppone è complice! ..È la conclusione dell’opuscolo.
Così, leggere e diffondere questo semplice e chiarissimo opuscolo contro la guerra può essere il primo atto di ripresa dell’iniziativa.
Chi volesse saperne di più, trova Il Centro Sociale 28 maggio in un proprio sito, oppure su FB. Continua a leggere...

LA GUERRA TRA POVERI LA VINCONO SEMPRE I RICCHI

=&0=& Leggendo questa affermazione uno può pensare a un terribile NoVax  che scandisce slogan a sproposito, invece questa dichiarazione è stata fatta in sede ONU dal segretario generale =&1=& pubblicata  sul Gardian e riportata dal HuffPost il 22/02/2021. A questo aggiungiamo le dichiarazioni del capo del Dipartimento della protezione Civile =&2=&, nominato da =&3=&, che dice : =&4=&La collocazione dei vari personaggi,  sempre designati da Mario Draghi nei luoghi strategici, serve per capire  la prospettiva di questo governo e di quello che ci attende: quando =&5=& un ex dirigente di Leonardo S.P.A (azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aereospazio e della sicurezza) diventa ministro alla Transizione  Ecologica, un ex ministro degli interni come =&6=&direttore di MedOr (nuovo centro studi di Leonardo sul Medio Oriente), un generale  dell’Esercito come =&7=& diventa Commissario Straordinario all’Emergenza Covid e l’ex Capo della Polizia =&8=&ottiene la delega ai Servizi Segreti, può anche  risultare evidente l’intreccio profondo tra apparato poliziesco-militare e il settore dell’industria  bellica, che serve in prospettiva alla gestione statale delle potenziali tensioni sociali in epoca di Covid.

Per dovere di conoscenza aggiungiamo, riportando=&9=&(in grassetto) ,  il titolo di un articolo uscito sul quotidiano =&10=&del 30 luglio 2021:              “=&11=&

Missioni italiane all’estero dopo voto alla camera luglio 2021

Il 7 ottobre 2001 le fortezze volanti di Granbretagna e USA cominciarono a bombardare a tappeto  l’Afghanistan con il pretesto dell’attentato alle torri gemelle di New York del mese precedente.

L’invasione e il tentativo di sopprimere la sovranità di quel paese  ebbero un iniziale successo e scatenarono gli appetiti di altri stati imperialisti. Nel dicembre dello stesso anno, infatti,  il governo e il parlamento italiano, con la tempestività servile di chi vuole accaparrarsi più briciole possibili a un banchetto di rapina, si accodarono   ad Americani e Inglesi con un primo manipolo  di 11 militari sbarcato a Kabul a dicembre.

Quella che era stata presentata come una operazione di polizia internazionale di breve durata si è poi rivelata come una guerra senza fine, tanto che il piccolo contingente  si andò ingrossando fino alla compresenza di diverse migliaia  di unità.

Da allora molta acqua è passata  sotto i ponti e  in venti anni di guerra  fiumi di sangue di innocenti  sono stati sparsi e continuano  ad essere  versati, non solo per effetto di armi da fuoco ma anche di torture.

Purtroppo questa orribile vicenda non ha cambiato l’orientamento dello stato italiano   che si muove come se fosse pervaso dalla stessa ossessione dei serial killer, con la differenza che i serial killer agiscono in un quadro clinico patologico, mentre lo stato   ufficiale e quello profondo che ci governano sono sospinti dalla voracità di interessi finanziari, industriali e militari.

La storia  non ha insegnato nulla al parlamento ed al governo italiani, ciechi e sordi alle tragedie provocate dalle guerre e ad ogni istanza “umanitaria”. L’ultima disposizione adottata è del luglio 2020 quando la Camera,  senza alcun voto contrario, ha definitivamente approvato la legge relativa  ai nuovi impegni militari internazionali: in tutto quarantuno missioni dislocate nei punti più sensibili del pianeta secondo il criterio del cosiddetto interesse nazionale.

La nuova mappa riguarda 41 missioni  con un impegno complessivo di più di 8000 militari ed una spesa stimata di circa 1200 milioni di euro.

È degno di interesse vedere come sono distribuite le missioni con riferimento alle organizzazioni internazionali con cui vengono svolte:

12 della U.E., 9 della NATO, 7 dell’ONU e, da sottolineare, 13 su base nazionale o in coalizioni internazionali “ad hoc”. ,

Questi i principali interventi deliberati    (Non sempre i dati degli effettivi sono stati pubblicati                                                                               in modo preciso – alcune informazioni mancano come                                                                                              se fossero state segretate)

 NUOVI IMPEGNI:

TAKUBA  nel  Sahel, una forza multinazionale “ad hoc” che raggruppa alcuni Paesi europei a guida francese e che opererà a fianco dell’Operazione francese BARKHANE . Si tratta  quindi una missione non emanazione di U.E. NATO o ONU, una task force composta da Forze Speciali e il cui compito principale è quello di fornire attività di consulenza, assistenza, addestramento e guida  a supporto delle Forze Armate e delle Forze Speciali locali con funzioni “ufficiali” di anti terrorismo .  Con questo impegno l’Italia accresce così la sua presenza nel Sahel che, tra TAKUBA e la missione bilaterale in Niger, arriva a 600 unità.

Golfo di Guinea intervento nazionale

Un altro nuovo intervento è quello nel Golfo di Guinea, dove sono molto forti gli interessi dell’ENI e, pare, la minaccia della pirateria, con un dispositivo composto da 2 navi.

Mediterraneo centrale – IRINI

missione europea U.E.  nel Mediterraneo Centrale  per la quale l’impegno italiano è quantificato in una nave e 3 mezzi aerei.

LE PRINCIPALI  MISSIONI CONFERMATE

EUROPA

Missione NATO Joint enterprise – KOSOVO 620 militari

 EUFOR ALTHEA – U.E.   Bosnia Erzegovina 40 militari

 Sea guardian mediterraneo NATO  è una forza marittima multinazionale integrata composta da navi appartenenti a diverse Nazioni Alleate (NATO)

OPERAZIONE MARE SICURO – intervento nazionale – con funzioni antiprofughi

 ALTRE OPERAZIONI  NATO  cui partecipa l’Italia:

 Enhanced forward presence (Lettonia) 200 militari

Standing naval forces – fronte sud del mediterraneo – 259 militari

Missioni air policing – sorveglianza spazio aereo  – 135 militari

 ASIA

 

Afghanistan – Resolute support mission  NATO  Continua a leggere...

25 APRILE: nessuna liberazione se non usciamo dalla NATO

IL SONNO DELLA RAGIONE 

GENERA MOSTRI, SVEGLIAMOCI!

25 aprile: nessuna Liberazione se non usciamo dalla NATO

A 76 anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale e ad oltre 30 dalla caduta del muro di Berlino, che scopo può avere la NATO se non quello di continuare ad alimentare il “complesso militare industriale” aumentando pericolosamente le tensioni a livello mondiale ? Non possiamo festeggiare il 25 aprile se non comprendiamo l’urgenza di liberarci di tutte le basi americane e di morte che ci sono sul nostro territorio. Per rivendicare questa scelta di autonomia e libertà serve coraggio! Gli Stati Uniti, dopo aver contribuito a liberarci dal fascismo, hanno reso il nostro Paese una “colonia” del loro immenso impero. Ci fu un “passaggio di chiavi da un carceriere all’altro, Piano Marshall oblige!” e ci siamo ritrovati in casa dei nuovi padroni. La retorica della libertà e della democrazia ci ha fatto accettare persino l’inaccettabilità della bombe atomiche sganciate dagli ameriKani sulle popolazioni di Hiroshima e Nagasaki. Un impero che controlla, oltre all’economia e alla finanza mondiale, le principali rotte marittime, con le sue 800 basi (numero ufficiale) presenti in tutto il mondo tiene l’intero pianeta in una permanente condizione di belligeranza. Questa rete immensa ai quattro angoli del pianeta, impone sugli Stati il progetto di potere globale made in USA. Sottrarre terreni alla sovranità di altri paesi, stanziare militari in paesi stranieri, controllare proprietà o averle nella propria disponibilità, mette a nudo lo squilibrio dei rapporti di forza tra gli USA e il resto del mondo.  Siamo moralmente implicati, perciò dobbiamo analizzare e denunciare la condizione della realtà presente. E la realtà sono anche le basi nucleari che abbiamo in Italia, a Ghedi e ad Aviano, qui  gli Usa hanno parcheggiato le loro bombe atomiche. Complici degli ameriKani anche noi siamo dispensatori di morte e di rapina, non possiamo chiudere gli occhi davanti all’imperialismo italiano, non possiamo credere ancora alla favoletta degli italiani “brava gente”. Partecipiamo a ben 41 missioni internazionali, con un impiego di circa 8.600militari. Nel 2019 il costo complessivo di queste occupazioni militari in paesi altrui sono costate 1.100 milioni di euro, ed appena un centinaio di milioni per la cooperazione allo sviluppo, in un rapporto spesa militare/cooperazione di 10 a 1. Ma perché tutti purtroppo i partiti o sedicenti movimenti appoggiano la nostra presenza militare, non raramente sanguinaria all’estero? Sicuramente per sostenere quella struttura imperiale al cui vertice ci sono gli Stati Uniti, ma anche e non secondariamente per supportare i capitalisti italiani nello sfruttamento disumano di lavoratori africani e asiatici e per assicurare loro di continuare a rapinare le risorse minerali e naturali dei territori in cui sono insediati. (vedi come esempi ENI e Salini Impregilio).

In Italia ci sono ben 113 basi americane dichiarate, senza contare quelle in mare ed altre 20 totalmente segrete, non si sa dove sono né che armi e che mezzi vi stazionino. Peraltro l’Italia fa parte e partecipa all’Alleanza atlantica con il proprio apparato militare e si pregia delle sue “missioni di pace” rendendosi complice della politica di occupazione e ingerenza in altri Stati.  Senza probabilmente saperlo, ogni anno gli italiani versano in media oltre 400 milioni di euro per il mantenimento di ufficiali e soldati dell’esercito USA sul nostro territorio, questo è il frutto amaro di accordi presi tra le 2 nazioni dopo la Seconda guerra mondiale L’Italia e gli Stati Uniti il 20 ottobre del 1954 hanno stipulato un accordo-quadro di massima segretezza che regola bilateralmente lo status delle basi e delle infrastrutture militari americane in Italia: l’Accordo Bilaterale sulle Infrastrutture, noto anche come “Accordo ombrello” per l’ampiezza della sue disposizioni. Molti altri sono stati i Trattati a lungo segreti, segretezza un tempo condivisa con il successivo Shell Agreement del 1995, finché il governo D’Alema non ne decise la pubblicazione in seguito all’incidente del Cermis del 1999 quando un aereo da guerra Usa, volando ad alta velocità e a quota molto bassa, tranciò i cavi della funivia causando la caduta della cabina e uccidendo 20 persone, questo non senza polemiche specie da parte americana. Per sostenere l’ipertrofico apparato militare, gli Usa sono diventati un’economia di guerra. In questa corsa agli armamenti hanno trascinato tutti. Nel 2019 secondo l’istituto svedese SIPRI, si sono spesi globalmente 1.917 miliardi di dollari per la difesa, 5,25 miliardi al giorno in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente.

La spesa Usa è cresciuta del 5,3% rispetto al 2018, fino a 732 miliardi di dollari.

Nel 2019 la spesa globale per la Difesa ha rappresentato il 2,2% del Pil globale, pari a circa 249 dollari a persona.

Al secondo posto nella classifica SIPRI si conferma la Cina, che sale a 261 miliardi. L’Italia spende 1,42% del PIL 27,5miliardi quantificabile in 75 milioni di euro al giorno. In un Paese come il nostro, devastato dal Covid 19 e dall’austerity, con questa somma, quanti malati potrebbero essere curati? Quanti ospedali potrebbero essere costruiti? Quanto territorio potremmo mettere in sicurezza? Strade e scuole riparate, scolari istruiti, persone in difficoltà aiutate? Invece sono gettati via per guerre e armamenti che seminano morte e sofferenza e di conseguenza ci espongono al rischio di attentati definiti, con una certa dose di ipocrisia, “terrorismo”, quando gli USA e la NATO terrorizzano il pianeta.

Basterebbero 

40 miliardi per porre fine alla fame nel mondo Continua a leggere...

NEGAZIONISTA SARA’ LEI

NEGAZIONISTA SARÀ LEI!

Un tempo ti davano dello “stalinista” e la questione era risolta.  Si è poi passati all’insulto di “rossobrunismo”, ma questo è troppo interno ad una risicata minoranza di militanti, la maggior parte della gente non capirebbe; invece “sovranista”, “complottista” e, magnifico nella sua granitica indeterminatezza,  “negazionista” sono insulti comprensibili a tutti!

Per noi  Compagne e Compagni del Centro Sociale “28maggio”non è più procrastinabile una presa di posizione pubblica in merito a questa fetida situazione, pertanto ci rivolgiamo a chi all’interno del movimento non intende aiutarci a portare il fardello, ben pesante, della critica al pensiero unico! Continua a leggere...

TRUMP STA A BIDEN COME SALVINI A MINNITI

TRUMP STA A BIDEN COME SALVINI A MINNITI

“Non ballerò di gioia per la vittoria di Biden, ma non nasconderò un sorriso mentre il mondo perde questo sgradevole biondo”   Bassam Saleh

Nessuno si sogna di difendere un reazionario come Trump nemico giurato di ogni istanza socialista o anche solo timidamente antimperialista.

Trump se ne va lasciando dietro di sé l’enorme carico di indignazione e rabbia che la sua presidenza ha suscitato. Ora per molti non rimane  altro che recuperare un equilibrio umano e legale dentro e fuori gli USA. Trump ha disdettato il trattato INF firmato da Reagan e Gorbachev che impegnava USA e URSS a distruggere i loro missili a testata nucleare, ha disdettato l’accordo nucleare con l’Iran, è uscito dall’accordo sul clima,  ha tentato un golpe in Venezuela e in Bolivia, ha sostenuto la guerra in Yemen, continuato tutte le guerre che aveva ereditato, rimesso il blocco a Cuba, portato l’ambasciata statunitense a Gerusalemme riconoscendola come capitale dello stato di Israele e infine iniziato la guerre fredda alla Cina. Continua a leggere...

BRESCIA, nuove condanne per il “reato di solidarietà”

Brescia, nuove condanne per il “Reato di Solidarietà”

Le Compagne e i Compagni del CentroSociale28maggio esprimono piena solidarietà ai Compagn* condannati il 21 luglio 2020 dal Tribunale di Brescia: per due di loro la condanna è di 9 mesi, e di 5 mesi per gli altri dodici, con l’aggiunta di una sanzione pecuniaria di 7.000 euro.
Tutto questo accanimento per aver cercato l’11 dicembre 2014 un incontro con il sindaco di Capriolo per risolvere il problema di una famiglia sottoposta a sfratto per morosità incolpevole.
All’emergenza abitativa “ i giudici del sistema” rispondono con processi e condanne contro “i diffusori di solidarietà”.
Al disagio sociale, creato dalla crisi economica e dalla pandemia del Covid-19, loro reagiscono con il dispiegamento di strumenti repressivi anticostituzionali come la chiusura di tutti i centri di aggregazione, il DASPO urbano, e misure per prevenire l’occupazione di immobili.
Questa sentenza, che porta con sé un chiaro significato intimidatorio contro i protagonisti di questo “reato di solidarietà”, sembra avere un acido sapore discriminante all’interno del campo stesso di chi sta lottando per la difesa delle condizioni di vita dei più deboli, in particolare dei minori e di chi si trova in condizione di non poter provvedere a se stesso e alla propria famiglia.
La vergogna di chi entra in questa spirale per i debiti accumulati è insopportabile: le prime richieste di aiuto alla Caritas, la disperazione di non trovare vie d’uscita, l’umiliazione per essere entrati a far parte della categoria dei “miserabili”; questa la situazione vista con gli occhi delle vittime!
Si parla di povertà e non si vede la miseria dietro l’angolo: questo è il dramma di una società che perde le sue fondamenta e vive sfaldandosi giorno dopo giorno sotto i nostri occhi.
La situazione si sta sempre più aggravando, il vuoto istituzionale è sempre più evidente, la crisi mette in luce l’importanza di ammortizzatori sociali, sempre più in fase di smantellamento, capaci di frenare la disperazione di migliaia di famiglie
Il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale è uno dei cardini su cui poggia l’impianto stesso della Costituzione della Repubblica italiana.
Per queste ragioni noi Compagne e Compagni del CentroSociale28maggio siamo vicini ai Compagn* condannati, e in qualche modo ci sentiamo complici del “Reato di.Solidarietà”!

25 aprile 2020 -SEMPRE UNITI NELLA RESISTENZA-

“Non dimenticarlo mai:
ora non è il momento adatto per vincere,
ma per combattere le sconfitte”
Bertolt Brecht
Quest’anno il nostro 25 aprile sarà da dimenticare!
Il periodo che stiamo vivendo, anche prima della pandemia da Covid-19, è terribile per la nostra terra e per noi, umani e animali, che la abitiamo.
Sappiamo bene chi ne è responsabile, questo mostro che a qualcuno dà mentre a molti toglie: il capitalismo, la “normalità” che ha distrutto il pianeta!

Ma ciò che sta sconvolgendo ora le nostre vite ha a che fare con un virus che solo in Lombardia ad oggi ha provocato 13.000 morti “ufficiali”, morti che gridano vendetta per un sistema sanitario regionale alla mercé della vampiresca sanità privata. La lotta al coronavirus, in assenza di politiche intelligenti e generose di sanità pubblica, si affida a scelte che di fatto stanno minando le fondamenta stesse della nostra democrazia.
Da un lato abbiamo le forze di polizia, l’esercito, i vigili urbani che sorvegliano e puniscono la popolazione che a torto o a ragione non si confà alle ordinanze nazionali e regionali sulla quarantena (perfino la delazione si insinua come un “buon costume”), e gli interventi repressivi sono sempre più insensati e squallidi soprattutto perché si esercitano contro i più deboli, anziani e bambini, e chi se ne prende cura.

Queste persecuzioni sono la summa dell’ipocrisia istituzionale perché al contempo i lavoratori sono comandati al lavoro anche a rischio della loro stessa vita e di quella dei loro cari.

La propagazione dell’epidemia fra Bergamo e Brescia, la zona più colpita in Italia, con migliaia di morti, molti dei quali occultati, è in rapporto diretto con l’attività manifatturiera che qui si svolge.
Dall’altro la democrazia è messa seriamente in pericolo attraverso l’abuso di strumenti di psicopolitica digitale che permettono di avere il controllo totale, attraverso la sorveglianza digitale, di ogni singolo individuo; perciò questo è un momento delicatissimo per la salvaguardia della nostra agibilità politica.

Il potere, con la scusa del rispetto delle norme sanitarie, si consolida a spese della nostra libertà di organizzarci, esprimerci e lottare per un cambio radicale di paradigma sociale ed economico ormai improcrastinabile se vogliamo salvarci e salvare il pianete terra. Che ne sarà della nostra vita di militanti e antifascisti ai tempi del coronavirus?

Siamo in un contesto pandemico in cui il confinamento si potrebbe definire “una variante liberale del lager”, il campo di lavoro e di detenzione è la nostra stessa casa. Ci siamo resi conto che l’altro è il nostro potenziale nemico, vicinanza e contatto possono significare morte. Questa consapevolezza, così estranea all’essere umano come essere sociale, ci porta dritti dritti alla depressione, i coreani la chiamano “corona blue”. Il disagio, il malessere in cui siamo immersi è causato dal nostro bisogno di relazionarci, dal nostro bisogno degli altri, gli altri sono spesso gli esseri umani a noi più cari, e questa forzata lontananza accresce il disagio psichico. Il trauma collettivo è di difficile misurazione, la sua devastante portata non è prevedibile, ma già si vedono gli effetti più eclatanti: la violenza domestica è aumentata, così come il numero di suicidi soprattutto tra i giovani che non hanno più speranza nel futuro.

Tentano di farci assorbire i morti di questa pandemia come “normali”. Un Fontana o un Gallera qualsiasi, senza vergogna, senza onore, senza senso di responsabilità, senza intelligenza, senza capacità riesce a continuare nelle sue farneticazioni come un generale rintronato perché il sistema mediatico taglia, cuce e scarta ricostruendo come in un collage la nostra vita reale. Il suo falso è più vero del nostro vero. Questo sistema, retto da veri e propri delinquenti, ripete come in un mantra ogni giorno, per bocca dei suoi servi, che sono soprattutto i vecchi con patologie pregresse a morire, questo dovrebbe attutire lo sconcerto, la rabbia, la rivolta, e ci riesce! Ma è un ragionamento da nazisti che considera meritevole solo l’essere umano efficiente in quanto appendice funzionale della macchina capitalistica. Con questa epidemia la società capitalistica, sotto la direzione della Confindustria che la gestisce, mostra dunque, senza vergogna, il suo volto inumano: i camini degli inceneritori di salme non fanno pause, e “pietà l’è morta”!

La sinistra tutta, anche quella vera, è stata accusata di essere troppo ligia alle consegne, tant’è che Wu Ming scrive che “ Il fatto che ampi settori dei movimenti si siano automarginalizzati con l’adesione acritica – o troppo poco critica – all’ideologia dello #stareincasa oggi impedisce loro di incontrare questa rabbia, o anche solo di capirla.”. Parlano della rabbia sociale che cova per via del grande sacrificio che ci impongono col confinamento.

Ma noi, Compagne e Compagni ci sentiamo responsabili, a differenza dei padroni, nei confronti del nostro prossimo, per via di quel sentimento di appartenenza ad una collettività, che ci impedisce di essere pronti, per il nostro benessere, a trascurare quello degli altri, perciò in questo frangente non ce la sentiamo di infrangere le regole anche se conosciamo perfettamente le ragioni che le determinano.

Detto questo è vero che siamo in una situazione imbarazzante, da una parte non possiamo farci scippare il 25 aprile dai fasci che promettono di violare i regolamenti antipandemia, dall’altra dobbiamo non solo “restare umani” ma anche “restare Antifascisti” e dunque resistere!

Una cosa è certa, la Repubblica nata dalla Resistenza Antifascista e dalla lotta partigiana deve ripartire dall’articolo 5 della nostra Costituzione che la vuole una e indivisibile. Il rispetto che le dobbiamo è lo stesso che l’apparato dello Stato deve al popolo sovrano. La strage degli innocenti in atto testimonia invece l’incuria sanitaria di cui siamo tutti vittime, e ci impedisce drammaticamente un 25 aprile come tutti gli altri.

Un proverbio molto conosciuto dice “Chi vivrà vedrà” … ci chiediamo sgomenti cosa vedrà chi vivrà?

Potremo noi scegliere di vivere invece che sopravvivere?

LE COMPAGNE ED I COMPAGNI DEL

CS 28MAGGIO

75° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO

Dopo “La battaglia del Sonclino”, si trasmette un triplice contributo memoriale per la commemorazione del 75° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, che quest’anno per la prima volta non si potrà celebrare solennemente insieme in piazza.
Una Liberazione costata davvero assai cara alle forze antifasciste e partigiane, il cui prezzo in sacrifici e vite umane non è possibile rimuovere e dimenticare. Solo la 122ª brigata Garibaldi ha un conto di 82 morti (74+8) e 40 feriti (23+17).
Una vittoria sul nazifascismo italiano, quella della Resistenza, risultata però ben presto amara per tanti partigiani, soprattutto di fede comunista, che han visto sfumare sotto i loro occhi il sogno di una società profondamente diversa, decisamente mutata rispetto al modello precedente.
Da qui le loro critiche, messe in luce nelle risposte ai quesiti finali del questionario Parri (quesiti N. 23, 24, 25).
A scopo documentativo, presentiamo i seguenti contributi storico-culturali riferiti alla sofferta storia della 122ª brigata Garibaldi, PER NON DIMENTICARE.
Il contributo memoriale è costituito dai seguenti N. 3 allegati:
1) Documenti inediti della 122ª brigata Garibaldi dopo la Liberazione
2) Il rastrellamento di Camaldoli e monte Quarone (27 e 28 ottobre 1944)
3) Il rastrellamento del monte Fratta (28 ottobre 1944)

Si sottolinea in particolare la lettura delle risposte finali della 122ª brigata ai quesiti avanzati dal cosiddetto “Promemoria Parri”, un questionario rivolto a tutte le brigate partigiane che hanno militarmente battuto con le armi fascisti e tedeschi. Oltre agli aspetti “quantitativi” della lotta sostenuta, vi sono infatti alcuni aspetti “qualitativi” che suscitano, per il tono e la tristezza che emanano, particolare attenzione.
Dalle risposte si evince l’accusa di un doppio mancato capovolgimento in atto:
1) non c’è il rovesciamento dell’ordine padronale fascista
2) manca il sovvertimento reale della società fascista.
Si fa pertanto presente alla superiore autorità che i partigiani sono relegati al ruolo di semplici osservatori/sorveglianti di una mutazione in sostanza solo apparente, che inoltre il loro ruolo è insufficiente e sottovalutato – se non disprezzato – rispetto alle esigenze che il momento storico richiede.
I partigiani infatti dovrebbero assumere un ruolo più consono alla loro missione.
In conclusione, si coglie l’occasione delle risposte per comunicare alla superiore autorità che è stata sì conquistata la Libertà ma che non sta affatto cambiando il potere. Da qui la richiesta implicita di un cambio di passo.

Gli altri due allegati sono ricostruzioni dettagliate dei due più feroci rastrellamenti subiti dalla brigata nell’ottobre del 1944, mentre stava seguendo una triplice tattica di riposizionamento altrove per sfuggire a un massiccio e prolungato rastrellamento in Valle Sabbia.
I documenti mostrano la stretta correlazione tra i due episodi, verificatisi il primo sulle colline di Gussago, il secondo sulla montagna tra S. Gallo e Castello di Serle ed avvenuti quasi in contemporanea, per una precisa ragione.
Le vittime nell’immediato furono complessivamente in numero di 6, ma nel conto bisogna aggiungere il ferimento di numerosi garibaldini e la deportazione – in un caso mortale – di altri.
A tutti i partigiani garibaldini caduti va il nostro riconoscente ricordo.
Buon 25 Aprile!
Con un affettuoso saluto rivolto all’amico Gino Boldini, partigiano per sempre.
Isaia Mensi

“ Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopistici, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa, siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi bene aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e conoscono i nemici”